Primigenia

Rocco Burtone


Rocco Burtone – “Fine”
(Folkest Dischi DF85 – 2011)

“FINE” presentazione del CD prodotto da Folkest, al teatro Miotto di Spilimbergo (Pn) giovedì 28 aprile ore 21:00

“I brani di questo CD sono stati composti tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta e infatti il gergo è quello di un giovane libertario pieno di rabbia e speranze, volutamente lontano dal mondo della poesia (credevo che la poesia distraesse dalla battaglia ideologica), ma anche dalle canzoni di lotta dei vari canzonieri che giravano l’Italia; un cantautore alla ricerca di un modo di esprimersi che fosse popolare e rivoluzionario. Oggi non userei più quel linguaggio, però non lo rinnego”.

Queste sono le parole scritte sulla quarta di copertina, quasi a volere giustificare alcuni testi certamente non attuali e decisamente fuori moda.

E allora, quale è la ragione di questo CD?

Forse perché in un mondo che ha perso di vista molti valori per i quali si è combattuto, come le battaglie delle femministe per una diversa condizione della donna, le battaglie sull’aborto, le battaglie sindacali, il movimento studentesco, l’utopia di un mondo migliore, le lotte contro la guerra in Vietnam e tutte le guerre. Un periodo di sogni e significati che ha fatto crescere una generazione di intellettuali incazzati e quegli intellettuali non li trovavi nei salotti, ma nelle scuole, nelle fabbriche, nei centri sociali.

Burtone canta quei momenti arrendendosi però al dato di fatto: le ideologie sono scomparse, resta solo il Grande Fratello televisivo e di Oweniana memoria e l’assalto reazionario di una cultura del bello estetico e dal vuoto significato. Ma tale fallimento non nega però l’esistenza, o meglio, una resistenza sotterranea che ancora lotta per una “Città d’Utopia”.

Le canzoni

Alcune sono dure, impetuose, come Perdono, che parla del terremoto del 76 con una visione però lontana dagli stereotipi dell’epoca, in cui gli abbracci si confondevano con l’ipocrisia, e quindi Non costruite, esortazione ad una ricostruzione sociale a vantaggio dei più poveri.

Ancora le canzoni dedicate alla città: Udine e Via Mantica, dove l’arroganza del centro cittadino si confronta con la solitudine della periferia.

In Grava, scritta in collaborazione con Enrico Olivo, cantata in friulano è la testimonianza dell’amore per la terra.

Signor Niente, la storia di un signor nessuno che salva dall’annegamento una tedesca e che, dopo l’atto eroico, rientra nell’anonimato del suo ruolo.

La libertà, tema affrontato da tutti i poeti e cantautori che Burtone così fa finire: la libertà non si vive in due, la libertà si vive in tutti.

Fior di Rapa vuole essere un racconto d’amore, scritto da un sedicenne che vede la foto di una suicida per amore; ma più che la storia, lo colpisce la bruttezza della donna e lui si impossessa di questa triste vicenda e racconta la meravigliosa favola di Fior di Rapa.

La leggenda del terzo uomo, quasi una morale filosofica e razionale della vita vissuta in cerca del successo o dell’amore per una donna: fallimenti entrambi. Il terzo uomo, sulla cima del monte, trova la strada della felicità, ovvero, della consapevolezza, che non è vera felicità, ma almeno non ti porta alla distruzione.

Il titolo del CD è dato dal brano omonimo, di cui riportiamo la parte finale, giusto compendio dell’universo burtoniano:

“Cantavamo tra noi

in mezzo agli sguardi stupiti dell’altra gente,

recitavamo monologhi contorti

sapendoci osservati.

Eravamo gli istrioni di un tempo passato,

un passato vicino, troppo vicino,

affogavamo nel vino l’adolescenza,

quattro sbarbati, ci credevano sbandati.

Ma eravamo solo l’immagine insicura

di un decennio rantolante

tra filosofi suicidi

e poeti sporcaccioni.

Vecchi ragazzi non vi riconosco più

nelle vecchie osterie

ma non riesco proprio ad entrare

nei vostri splendidi salotti.”

Certo, Burtone è fuori tempo massimo e per giunta non finisce qui, perché il vero e memorabile finale è tutto nella canzone che quelli del movimento cantavano ai cortei, un brano non troppo amato dal nostro, ma volente o nolente, è rimasto il più famoso: Andate a cagare. E con questo è meglio chiudere.

Ospite nel cd il virtuoso della tromba Gastone Bortoloso di Vicenza.

Musicisti

Arno Barzan: pianoforte, tastiere, organo, basso, percussioni, batteria, cori, direzione archi, Gastone Bortoloso: tromba e flicorno, Mariano Bulligan: violoncello, Ludovica Burtone: violino, Rocco Burtone: chitarra acustica, Bruno Cimenti: chitarra elettrica; Lucia Clonfero: violino, Costel Gavriliu: alto sax e clarinetti, Giulio Dreosto: trombone, Danilo Gramaccia: batteria, Davide Patat: fisarmonica, Lucia Zazzaro: viola

Registrazione: G & B Studios – Prato Canico (Ud) 2010

Registrazione, edits, mix e master: Bruno Cimenti

Produzione: Bruno Cimenti e Andrea del Favero per Folkest Dischi 2011

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